Emergenze rifiuti atto 5° ma con una domanda!

Posted on maggio 30, 2007. Filed under: Ambiente, Attualità, Cultura, Ecologia, Generale, Internet, Istituzioni, Italia, MalagutiMania, Napoli, News in Italia |

E’ assurda la vita che viviamo tutti i giorni, e preferiamo non pensare piuttosto che rendercene conto.

Così mi capita anche di non dormire a volte e stare li a pensare e ripensare a quali potrebbero essere le risposte alle mie mille domande.

Nella realtà quotidiana, a lavoro e con gli amici parlando dei vari problemi non arrivo a nulla e la cosa più tragica non è questa, ma consiste nel fatto che alla fine riscontro che nessuno la pensa come me e non sanno a mio parere distinguere dal bene e il male, dal vero e il falso.

Questo preambolo per dire semplicemente che la maggior parte delle volte la piccola soddisfazione, di trovare qualcuno che la pensa come me ed interpreta la realtà sempre come me, la ho solo su internet, sui Blog o sul nostro Forum.

Prendo spunto da quest’articolo

Il decreto dell’11 maggio sull’emergenza rifiuti ha individuato quattro siti per sversare il pattume che imperversa sulle strade campane: Savignano Irpino (Avellino), Terzigno (Napoli), Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento) e Serre (Salerno).
Di questi, ben due – Terzigno e Serre – si trovano dentro o in prossimità di un parco naturale. 2 su 4: un record. Capisco l’emergenza, ma la domanda sorge più che spontanea: non si trovava proprio niente di meglio delle oasi per aprire le discariche?

Per il geologo Giovan Battista dè Medici, che pare abbia collaborato a titolo gratuito col commissariato per i rifiuti dal gennaio di quest’anno, l’alternativa esiste e come

Lui stesso ha detto in una recente conferenza di aver consegnato al commissariato – nel mese di febbraio – una lista di siti idonei per le discariche (Vallesaccarda, Vallata, Macedonia e Bisaccia), siti che si sarebbero potuti mettere a norma nel giro di 20 giorni. Il geologo afferma di non capire perché Bertolaso e la sua vice Di Gennaro si siano incaponiti nell’uso di cave dismesse e nella scelta di aree sensibili dal punto di vista ambientale.

Per il professor dè Medici, le aree individuate da lui e dal suo staff sono ideali non solo dal punto di vista ambientale e geologico, ma anche dal punto di vista strategico, perché servite da una serie di superstrade interne, già utilizzate da camion che trasportano enormi pale eoliche, quindi adatte ai compattatori dei rifiuti.

Pare inoltre che sia i coordinatori del Ministero dell’Ambiente, che i dirigenti dell’Apat appoggiassero le scelte del dè Medici, ma che la Dott.ssa Di Gennaro insistesse sul sito di Serre di Persano.

Se le cose stanno così, la storia infinita dell’emergenza rifiuti si tinge di giallo: visto che il Prof. dè Medici afferma di non aver mai ricevuto risposta sul perché delle scelte del commissariato, credo che a questo punto il commissariato una risposta la deva, tanto più che oggi il famoso decreto sull’emergenza rifiuti fa il suo spettacolare ingresso nelle aule del Senato e precisamente alla commissione ambiente, dove inizia la discussione per la sua conversione in legge. Ci aspettiamo grandi chiarimenti dall’analisi che la commissione compirà, perché una cosa è certa: l’emergenza non esime dal compiere scelte motivate. Può darsi che il Prof. dè Medici si sbagli, ma è importante avere tutti gli elementi per giudicare. Quello che mi domando io è: se il commissariato ha agito bene, perché non spiega chiaramente i motivi della scelta delle oasi sul proprio curatissimo sito internet? Ci vuole un’audizione al senato per spiegare i motivi di una scelta così grave? Cosa non andava negli altri siti che erano stati proposti?

La domanda che mi ponevo settimane fà è la seguente:

“Come mai ogni volta che siamo alle strette con l’emergenza rifiuti ci viene proposta come sito per la discarica un’Oasi?”

Serre, un posto bellissimo, e chi lo aveva mai visto o sentito nominare!!! Io non lo conoscevo prima, ho visto le immagini in TV ed è un posto bellissimo, come è possibile farci una discarica?

Bhè l’unica spiegazione possibile è che ci viene proposto un luogo così bello in modo che l’opinione pubblica non possa accettare una discarica in un Oasi e quindi di conseguenza accetta l’altra possiblità che consiste nel fare e/o pagare tutto ciò che dice Bertolaso, Bassolino e Iervolino no? La risposta è Sì!

Forse sarò uno sciocco, ignorante e poco pratico nella risoluzione dei problemi causa non conoscenza delle problematiche logistiche e tecniche per quanto concerne i rifiuti, ma mi chiedevo anche quanto segue:

“Se abbiamo mandato i rifiuti in Germania, poi anche in Sicilia con le navi (giustamente rispediti al mittente), perchè non è possibile inviare in quantità parziali un Tot di rifiuti in ogni regione d’Italia in modo che ci aiutino a smaltire l’eccesso sino a che non si risolve il problema? Per la serie un pò per ciascuno non fà male a nessuno!”

Queste domande ve le siete fatte e quindi non sono l’unico o pensate ancora che la soluzione sia portare i sacchetti sotto il Municipio?

 Altri link  12 – 3 – 4

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7 Risposte to “Emergenze rifiuti atto 5° ma con una domanda!”

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facile Sant’Arcangelo trimonte è un paesino sperduto ,isolato,800 abitanti di cui 400 fuori,300 sono i vecchi,chi si puo’ opporre alla discarica?,quanta monnezza faranno dei vecchietti ,contadini,con la cultura del riciclo ?un grande regalo che gli fa Napoli.
Savignano oltre che piccolo e disperso e pure posto a ridosso della provincia di Foggia,e nelle riunioni antidiscarica infatti sono presenti solo gli amministratori foggiani,per Tirzigno era l’unico spazio un po piu libero dove gia esiste una discarica che sicuramente serviva per accogliere pochi rifiuti,ma in realtà era una maschera dato che tutti i rifiuti di Napoli che non vanno a villaricca arrivano in regime di semiclandestinità a Casalduni (bn) che hanno la precedenza assoluta rispetto a Casaduni e tutta la Provincia di Bn , o a Pianodardine (av).

per l’aiuto delle altre regioni? io che sono campano ,nei loro panni non accetterei mai,dato che non e’ una calamità ,ne una emergenza ma un’ignoranza da 15 anni ,la cui colpa è degli amministratori ,di chi li ha votati per arrivare li,e degli abitanti.
la soluzione è formarsi di una coscienza civica e rispettosa,che soprattutto nel Napoletano e Sud casertano ,se si parte ora, occorrerebbero un paio di generazioni per vedere qualche modifica

Sono daccordo con te, e vedo che sei bello incazzato, e quindi capisco che la cosa ti brucia come brucia a me.
Concordo pienamente sul fatto che ci vorranno due generazioni per cambiare le cose, se tutto va bene, ma forse è così che deve andare….che ci possiamo fare, come puoi ben vedere c’è ancora gente che va a votare in Italia, per le amministrative, e i maledetti Godono…abbiamo vinto noi di Sinistra, no noi di Destra…bla bla bla e i poveri fessi che ci credono vanno a votare e il sistema Italia va sempre avanti nel tempo ma regredendo nella sostanza.

Non cè la faccio + stò nauseato da tutto lo schifo che cè in questo paese….

incazzatissimo perche vivo a napoli dove si hanno tutti i mezzi per la differenzazione,che io faccio,ma gli altri no,
ma ho anche una casa nel beneventano dove mi ritrovo passare la monnezza che vedevo a Napoli ,camion e camion,se mi metto in un sacchetto rispamio pure il viaggio ,
Tutta la provincia di Bn non fa la monnezza di una sola municipalità di Napoli eppure dal beneventano Napoli ha tolto le sorgente delle acque dirottandole e per ricambiare diamo monnezza.Poi non ci si deve meravigliare se si vuole creare il Molissanio abandonando la Camapania

Antonio, capisco perfettamente quello che dici e sono sempre daccordo con te, ma che fare + di non votarli per cambiare in breve tempo la situazione?

non lo so, io in 10 anni,ho votato una sola volta, i referendum

sull’Espresesso di questa settimana bellissimo articolo di Roberto Saviano sull’emergenza rifiuti

GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

Vergognati, Maurizio!

di Antonello De Pierro

E’ un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato “Grande Fratello”, creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l’altro, per innaffiare l’arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di “Beatiful” o di “Quando si ama”. Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il “Grande Fratello” si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l’occhio freddo di una telecamera “guardona”, sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un’adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai “polli d’allevamento” dell’Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell’irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell’inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l’ascia di guerra della polemica. C’è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un’acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell’oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l’Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli “braccia rubate all’agricoltura”; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c’è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l’importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastroso

E’ già criticabile l’operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull’altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora
il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi “usa e getta” del “Grande Fratello” se non fossero stati foraggiati dall’ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell’odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l’hanno cucito sulla propria pelle, strappando l’ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell’esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita “bip” celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all’immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata “Pietro contro tutti” in prima serata, con un Taricone versione re dei “coatti”, con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso “braccio di ferro” a colpi di audience con “La Piovra”, pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del “Maurizio Costanzo Show”. Un’ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell’interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell’audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del “Comitato Vittime del Portuense”, perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!


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